lunedì 9 luglio 2007
I Dinosauri
Dice Balanzone: "Ta-na-nàn Min-ghen-na, gnac-chere Ma-dóna flep-pa", una esclamazione senza senso che pronunciava appunto in questo modo, quasi staccato, con la sua beata flemma. Era un modo di parlare, ma forse indicava anche un prendere la vita con calma, bonarietà e filosofia. Un modo di parlare di cui prendiamo atto, ma che sarebbe fuori luogo voler riprodurre oggi, dove tutto è improntato a velocità, fretta, quasi un’ansia di consumare, per poi produrre, per consumare ancora. Un "dinosauro", qualcosa di estinto, come "dinosauri" sono moltissimi termini dei nostri nonni che possiamo trovare nei testi, in qualche antica commedia, ma che oggi suonerebbero come una fastidiosa ostentazione. Tipico esempio è quell'articolo di certa Liliana Nobili Sangiorgi apparso sul foglietto "Al pànt d'la Biànnda" di cui ho già parlato in altra sede. Cito a caso:
Pulismàn (vigile urbano) che moltissimi chiamano ormai véggil, brutto, se vogliamo, ma apparentemente inevitabile.
… e potrei continuare con centinaia, migliaia di esempi! Sono tutte parole o espressioni che gli appassionati debbono conoscere, ma che non si usano più o si usano molto raramente. Parole che appartengono al passato, che possiamo adoperare quasi come "licenze poetiche" se scriviamo "zirudelle", ma volerle usare, come nel caso citato, in un articolo di un giornale o, peggio, nei nostri discorsi di oggi, rappresentano un'inutile forzatura. "D'in su i veroni del paterno ostello" scriveva Leopardi magnificamente, ma credo che già allora usare "veroni" per "terrazze o balconi" e "ostello" per "casa o ospizio", fosse una forzatura, dunque perché voler usare parole antiche (o poetiche, come in questo caso), quando altre hanno ormai preso il loro posto? Le lingue e i dialetti (lo sanno anche i bambini) sono in continua evoluzione e noi possiamo sapere e studiare le parole antiche, ma dobbiamo usare quelle attuali, altrimenti faremmo una grande confusione tra passato e presente e non riusciremmo a dare un'esatta collocazione alle diverse cose.
La maggior parte degli attuali scriventi in dialetto, pur guardandosi bene dall'usare parole obsolescenti quando scrivono in lingua, fanno sfoggio di parole antiche, quasi volendole gabellare come attuali, quasi a voler insinuare: "Se non parli così, non parli vero bolognese"! Ciò non è vero e lo dimostra lo stesso Menarini che elenca tutte queste parole come antiche ma non le spaccia per parole ancora in uso. Io stesso, nel mio piccolo, raccolsi in "Voci caratteristiche bolognesi" circa 1.500 vocaboli, dei quali molti ormai in disuso, ma il mio scopo non era quello di "mostrare i muscoli" bensì quello di dimostrare (e neanche troppo segretamente) che, in aperta polemica coi toscani, il bolognese manteneva una più stretta relazione col latino: infatti, almeno per quel 20% di origini etimologiche che sono riuscito a trovare, dimostrai che tutto ciò che veniva definito "ostrogoto" dagli altri italiani, era in realtà latino! Lo studio del passato è una cosa, la pratica del presente è tutt'altra e sono due cose che occorre tenere separate, se si vuole essere seri. I dinosauri sono ormai estinti: se ne può parlare, li possiamo studiare, ma non dobbiamo dire che esistono ancora perché non è vero!
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:06:00 0 commenti
Argomento: Dialetto
mercoledì 4 luglio 2007
TÓTT AS AIÓSSTA (n. 36)
"Insàmma, èt intenziàn ed spusèrla mi fióla sé o nà?"
Quànd la fióla l'arìva, al pèder als chèva ed bisàca un màz ed bigliétt da zànt mélla frànch e al le métt sàtta al pà d'la fióla, da la pèrt d'la gàmba pió curta e al dìs:
"Adès cùm'éla, éla sàmper zópa?
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 19:17:00 0 commenti
Argomento: Barzlatt
AL PIGNÓL (n. 35)
Al và dànter dal tabachèr ch'al vindèva ànch artécol ed cartolerì e casaléngh, e al dìs:
In ch'al mumànt al sént a dìr: "Permesso?".
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 19:03:00 0 commenti
Argomento: Barzlatt
AL C’CÀRRER TOSQUÍGNO (n. 33)
"Al dé d'incù cgnósser l'italiàn l'é la bès!"
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 18:58:00 0 commenti
Argomento: Barzlatt
El papóss
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 18:51:00 0 commenti
Argomento: Dialetto
Proverbio n. 60
Avàir i marón quèder.
Avere un forte carattere.
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 18:50:00 0 commenti
Argomento: Proverbi triviali
Proverbio n. 59
Avàir ciapè un spén.
Aver contratto un’infezione venerea.
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 18:49:00 0 commenti
Argomento: Proverbi triviali
Proverbio n. 58
Avàir al mèl scurdàn.
Così sono chiamate le doglie del parto.
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 18:48:00 0 commenti
Argomento: Proverbi triviali
Proverbio n. 57
Avàir al giudézzi int al bùs dal cùl.
Non avere giudizio.
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 18:45:00 0 commenti
Argomento: Proverbi triviali
L'Università di Bologna
1088 (e per oltre un secolo) si presume la presenza di poche decine di studenti, in maggior parte aristocratici o ricchi, accompagnati dai loro servitori.1250 si ha notizia di circa 3.000 studenti
Gli studenti più celebri:
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 18:36:00 0 commenti
Argomento: Storia di Bologna
martedì 3 luglio 2007
AL VIÀZ IN TRÉNO (n. 32)
"Vén-net con mé Piràn ch'andàn al marchè a Bulàggna?"
I càmbian e Giovàni al cunténua:
"Alàura a gèva, quànd a arivàn al marché…sócc'mel che pózza ch'ai é ànch qué, la séntet?"
I càmbian e Giovàni:
"O, adès sé ch'andàn bàn, dànca a gèva, quànd a arivàn….pusébbil ch'ai séppa d'la pózza anch qué? Di' só, Piràn, t'ìt fórsi caghè adós?"
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:58:00 0 commenti
Argomento: Barzlatt
LA CAGNÉN-NA (n. 31)
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:48:00 0 commenti
Argomento: Barzlatt
LA BIZICLÀTTA (n. 30)
"Gìg' am l'imprèsta ed sicùr… ai n'ò fàt tànt mé di piasìr a ló…però l'é ànch un grécc' e ai é chès ch'al dégga ed nà… vùt própi ch'am dégga ed nà…t'é v'drè ch'am la dà sicùr… se bàn che dal vólt Gìg' l'é un pó strànz e ai é di chès ch'am dégga ed nà. Ànzi, a pensèri pulìd, l'é pió fàzil ch'al dégga ed nà che ed sé. A ló ai piès ed fèr al preziàus e, s'a ciàp int ón di sù dé stùrt, l'é bàn ed dìr ed nà. Parché Gìg' l'é un èsen, l'é un grécc' e l'é un tìp difézzil e mé a sàn un cretén a fèr tótta 'sta strè par gnìnta, parché, adès ch'ai pàns, am dirà ed nà ed sicùr!"
In st'mànter ch'al fèva tótt chi pensìr qué, l'arivé sàtta à la fnèstra ed 'Gig e al le ciamé:
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:34:00 0 commenti
Argomento: Barzlatt
Nuove... "scoperte".
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:25:00 0 commenti
Argomento: Dialetto
Tutti e Nessuno
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:12:00 0 commenti
Argomento: Dialetto
Proverbio n. 56
Avàir al fàuren ch’as arschèlda con póch.
Dicesi di donna facile a restare incinta.
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:08:00 0 commenti
Argomento: Proverbi triviali
Proverbio n. 55
Avàir al cùl pàis.
Essere pigro.
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:06:00 0 commenti
Argomento: Proverbi triviali
Proverbio n. 54
Avàir al cùl drétt.
Avere la luna per traverso.
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:05:00 0 commenti
Argomento: Proverbi triviali
Proverbio n. 53
Avàir al césso e al stièr in cà.
Avere tutte le comodità.
Pubblicato da Riccardo G. alle ore 16:03:00 0 commenti
Argomento: Proverbi triviali