martedì 18 novembre 2008

ABBREVIAZIONI E MUTAZIONI FONETICHE

Da un certo punto di vista, sembra che il dialetto sia libero e la lingua prigioniera! La lingua prigioniera delle sue regole, dalle quali non si scappa (salvo rarissime eccezioni), il dialetto libero da regole e perciò libero di esprimersi e di sbizzarrirsi. E pare che si diverta! Esso infatti contiene centinaia di abbreviazioni che la lingua non prevede. Oltre a ciò, vi sono parole che vengono pronunciate (e di conseguenza anche scritte) in due o tre modi simili, ma diversi. Faccio qualche esempio.
Il verbo "prendere" viene reso con tór che a volte viene pronunciato tùr e ricalca verosimilmente l'antico italiano "torre", forse parente di "togliere". Ma, a seconda dei casi, si dice anche ciapèr (acchiappare): a vàgh a tór l'àqua (vado a prendere l'acqua), ma ai ò ciapè la pèga (sono stato battuto), non viceversa, anche perché ciapèr l'àqua, significa "incappare nella pioggia" e tór la pèga "ritirare lo stipendio". Pochi sono i casi nei quali si possono utilizzare indifferentemente entrambi i verbi.
C'è poi la selva del "come". Questo avverbio viene pronunciato ed abbreviato in diversi modi: cóm, cómm, cóme, cómme, cùm, cùmm e infine ch'me! C’è anche una forma usata meno spesso, poiché antiquata, che è cumpàgna: a sàn vanzè cumpàgna a un insmé (sono rimasto di sasso), forma che spesso viene accorciata a sàn vanzè cumpàa a un insmé. Esistono parole (e di questo ho già parlato in precedenza) che hanno sicuramente avuto una forma più completa in passato, ma che poi si sono contratte: dsgósst (dispiacere) è diventato g'gósst, poiché il gruppo "ds" suona "g". Così anche d'snèr (pranzo) che è diventato g'nèr, da non confondere con z'nèr che è il mese di gennaio. Parole o verbi che, a causa della caduta delle vocali, iniziano con tre consonanti, finiscono per perdere anche una di esse, è il caso di v'gnìr (venire) che si sta trasformando in gnìr: oggi convivono, ma il vecchio v'gnìr scomparirà, come scomparsi sono d'sàn, d'sì (diciamo, dite) ormai da tempo giàn e . Anche d'vintèr (diventare) oggi è quasi universalmente pronunciato guintèr: guàntet màt? (sei impazzito?). Per tacere di altre anomalie, che in verità non sono più tali, in quanto molto diffuse, del tipo 'pórta bàn a mé (non m'interessa affatto) in luogo di impórta.
Forse è proprio a causa della caduta delle vocali che, nel dialetto parlato, si usano tanti apostrofi e faccio un esempio confrontando dialetto e lingua. In italiano la frase "se te ne intendi" contiene sei vocali, ma dato che in dialetto la tessa frase ne prevede soltanto tre, ne esce la curiosa pronuncia (e grafia) s't at n'intànd che, ad orecchi non bolognesi, può anche sembrare ostrogoto! Il bello è che la frase contraria "se non te ne intendi" (in lingua con l'aggiunta del "non"), diventa s't at n'intànd brìsa, diversa solo per la seconda negazione brìsa, oltre al fatto che, quando si parla, si dice sempre "te, tu" (come anche in toscano), infatti in questa frase la prima "t" sta per "te" e la seconda per "tu". Del resto in bolognese tutti i verbi sono preceduti dal doppio pronome, del tipo "me io vado, te tu fai, ecc." mé a vàgh, té t'vè, dove questo strano "a" fa la vece di "io", ma anche di "noi" e "voi": nuèter a andàn, vuèter a andè, tranne che per "essi" dove si usa una "i": làur i vàn. Nessuno potrebbe mai pronunciare un qualsiasi verbo senza questa formula: mé vàgh non esiste! Anche la particella "ci" è resa con "ai": ai vàgh (ci vado), ai sént, o ai sìnt, che è lo stesso, (ci sento), ecc.
Non mi meraviglierò mai abbastanza d'esser capace di parlare questa difficile lingua!
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Paolo Canè

2 commenti:

Angelo ha detto...

Forse "tor", come tutte le varie voci simili in Emilia e Veneto, viene dal verbo "fero", che al passato remoto fa "tuli". Sembra plausibile?

ciao e complimenti per il blog.
Angelo

Riccardo G. ha detto...

da Paolo Canè

Caro Angelo,
ti ringrazio innnanzitutto per il tuo commento, la tua attenzione ai miei modesti articoli e i complimenti che divido con Riccardo.
Ti posso dire che, dopo una più accurata ricerca, "tór o tùr" si riferisce all’antico italiano "torre" e questo, a sua volta, al latino "tollere" = togliere che poi ha assunto il signficato di “prendere”. Il Vangelo riporta una frase di Cristo "Tolle garbatum tuum" = Prendi il tuo letto, frase che ha dato origine a “prendi le tue carabattole”!
Ciao.

Paolo